Dimezzare il numero di infarti e di ictus in Italia.
Questo potrebbe essere il risultato che si otterrebbe aggiornando le Carte del rischio cardiovascolare attualmente in uso. Lo sostiene la Sic – Società italiana di cardiologia, che tramite il presidente della sua onlus Fondazione per il cuore, Salvatore Novo, lancia un appello: organizzare un tavolo comune per riscrivere le Carte che aiutano i medici a stimare la probabilità di andare incontro a un primo evento cardiovascolare maggiore (infarto del miocardio o ictus) nei 10 anni successivi.
«Nelle carte del rischio ora in corso – spiega Novo, professore di malattie dell’apparato cardiovascolare all’università di Palermo intervistato da Cardionet – sono presenti sei fattori di rischio: sesso, diabete, età, fumo, pressione e colesterolemia. Nonostante costituiscano ancora un ottimo strumento per la misurazione del rischio in una vasta popolazione, alla luce dei dati che abbiamo raccolto negli ultimi 10-15 anni possiamo sostenere che possono spingere a sottostimare il rischio per alcuni sottogruppi di pazienti».
Il problema sembra emergere soprattutto quando i soggetti non rientrano nei fattori di rischio previsti attualmente dalle Carte, ma che comunque presentano alcune caratteristiche che sono oramai riconosciute come pericolose per la salute cardiovascolare. «Nelle Carte non si parla di obesità centrale, né di trigliceridi, della glicemia borderline, o dei fattori di flogosi» sottolinea Novo, che poi affronta il problema del limite di rischio per cui è consentito somministrare gratuitamente statine generiche: «Al tempo in cui furono stilate le Carte, il cut-off per la somministrazione di statine a carico del Ssn è stato deciso con un rischio del 20% nei 10 anni, nonostante la maggioranza degli esperti concordasse per un limite almeno al 15%. Così facendo, sono rimasti esclusi una fetta importante di pazienti».
Tra i sottogruppi più colpiti, ci sono i più “giovani” (cioè gli under45) e le donne tra i 40 e i 60 anni. «In queste due aree – specifica ancora Novo - nelle Carte del rischio si notato quelle che io chiamo “praterie verdi”, cioè un’insieme di segnali che indicano basso rischio. In realtà, i dati raccolti dimostrano che non è così, e che il rischio è in netto aumento per queste categorie».
Per fronteggiare la situazione, la Sic propone di abbassare il limite di rischio per la somministrazione gratuita di statine generiche. Una mossa che darebbe benefici non solo in termini di salute pubblica, ma anche di bilancio statale. «I conti sono presto fatti – spiega Novo – Se spendiamo 100 euro all’anno per fornire statine per 30 anni ad un soggetto a rischio ictus, la spesa totale sarebbe di circa 3.000 euro. Un costo decisamente inferiore a quello che si spende per l’ospedalizzazione di un ictus. Al solito, la prevenzione si dimostra un ottimo investimento: bisogna solo avere il coraggio di spendere poco ma subito invece di pagare molto domani».
L’effetto stimato da Novo di queste misure sarebbe, appunto, «dimezzare il numero di ictus e infarti». Un obiettivo per cui la Sic sta cercando di aprire un tavolo di confronto con le altre associazioni cardiologiche al fine di preparare una bozza di revisione da sottoporre al ministero. «Mi pare che possiamo contare su un certo consenso: le associazioni, per quello che ne so, dovrebbero essere favorevoli – conclude Novo – Tuttavia, sono solo posizioni informali: per un vero confronto dovremmo trovarci tutti intorno ad un tavolo».
Lo Staff di Cardionet




