All’inizio della sua attività quale Presidente della SIC ha elaborato un programma di attività, o quanto meno di idee, in relazione ai fini della Società italiana di cardiologia?
R.- Nell’assumere la presidenza della SIC, nel ribadire la specificità e l’identità culturale della nostra Società, il nostro obiettivo strategico sarà soprattutto quello di favorire le iniziative volte alla Didattica ed alla Ricerca, compiti tradizionali della SIC, una Società che, pur essendo aperta a tutti i cultori della cardiologia, possiede una innegabile “matrice universitaria” e, come tale, particolarmente sensibile alle tematiche concernenti Didattica e Ricerca.
Sono allo studio progetti che puntano su queste due “direttrici” e, fin d’ ora, tutti sono invitati ad assumere un ruolo attivo nella vita della SIC, sia esplicitando le proprie esigenze, sia proponendo iniziative in ambito educazionale, scientifico ed assistenziale che realizzino una reale, in quanto generale, crescita culturale.
Vi è una “superpromozione” di congressi, convegni, simposi cardiologici, spesso in materie e con temi che si sovrappongono. Non sarebbe il caso di “selezionare” gli eventi, identificando gli aspetti ed i problemi più rilevanti in materia di “salute del cuore”?
R.- Non vi è dubbio che occorre programmare con attenta riflessione tutto ciò che concerne la promozione ed organizzazione di eventi medico-scientifici, evitando, per quel che ci riguarda,inutili ripetizioni e sovrapposizioni delle stesse materie ed argomenti, pur se la materia cardiologica richiede sempre più spesso aggiornamenti ed indagini tematiche a tutto campo. E forse è meglio fare qualche convegno di più piuttosto che qualcuno di meno.
Qual è, Prof. Fedele, l’attuale “stato di salute” della cardiologia italiana rispetto anche al “resto del mondo”? Bisogna proprio andare negli Stati Uniti per farsi impiantare un pacemaker?
R.- La cardiologia italiana è di tutto rispetto ed ha un ottimo “stato di salute” per adoperare la sua espressione. Ha elevati livelli di competitività con le cardiologie del “resto del mondo”. Ed oggettivamente e con assoluta convinzione debbo dire che non c’ è bisogno di recarsi in altri Paesi per applicazioni e procedure cardiologiche.
L'unica cosa di cui v’è bisogno nel nostro Paese è la necessità di perfezionare taluni aspetti organizzativi e gestionali delle strutture cardiologiche, specie per quel che concerne i servizi di terapia intensiva coronarica e quelli riguardanti l’ emergenza-urgenza cardiologica.
Lei è un esperto di telemedicina e di telecardiologia. Quali sono gli “orizzonti” di questa tecnologia in Italia ? Quali sono gli attuali aspetti critici che ostano ad uno sviluppo sistematico della telemedicina nel servizio sanitario nazionale, compresa la possibilità di includere talune prestazioni nei livelli essenziali di assistenza con tariffe dedicate?
Non è il caso che la SIC dedichi maggiore attenzione alla telemedicina ed alla teleassistenza?
R.- La telemedicina ha bisogno in Italia di aprirsi un valido e concreto percorso nel nostro sistema sanitario. Bisogna uscire, finalmente, da fasi sperimentali e da progettazioni più o meno occasionali e transitorie. E dunque la telemedicina deve poter entrare a pieno titolo nel servizio sanitario nazionale.
Mi riferisco, in particolare, alla telecardiologia col connesso aspetto della teleassistenza. Ed è giusto che la Commissione per la revisione dei livelli essenziali di assistenza presso il ministero della Salute cominci ad occuparsi della telemedicina. La SIC è pronta a dare il suo contributo per ciò che concerne la telecardiologia.
Si tratta di tecnologie che debbono essere poste a disposizione dei cittadini per semplificare procedure diagnostico-terapeutiche ed assistenziali e mi sembra che esse abbiano anche positivi risvolti sulla spesa sanitaria.
Mi permetta di rivolgerle l’invito a valutare l’opportunità di promuovere, nell’ambito delle future attività congressuali della SIC, un Forum tra cardiologi e cittadini per una specie di “confronto diretto” su particolari problematiche della “salute del cuore”. Qual è il suo pensiero al riguardo?
R.- Sicuramente la SIC dedicherà particolare attenzione, nell’ambito delle sue competenze e finalità, al rapporto con i cittadini, migliaia dei quali hanno problemi cardiovascolari e quindi necessità di dialogare con i propri cardiologi di fiducia. Cercheremo di coordinare questo aspetto con altre Organizzazioni sia mediche che scientifiche per avvicinare la scienza cardiologica alla gente, far capire certe indagini e ricerche, creare percorsi di collaborazione e interazione finalizzati, in ultima analisi, a contrastare le patologie cardiovascolari, che ancor oggi sono la prima causa di morbilità e mortalità nelle popolazioni.
Terremo dunque presente ciò che lei razionalmente ha suggerito per realizzarlo in eventi ed iniziative di particolare interesse sia per i cardiologi che per i cittadini.