Cardionet - La diagnostica per immagini in cardiologia

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Interviste

Data agg: 23/04/2007
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La diagnostica per immagini in cardiologia

La diagnostica per immagini in cardiologiaLa tecnologia sanitaria ha enorme importanza nella tutela della salute, dalle prestazioni diagnostiche a quelle terapeutiche fino ai trattamenti riabilitativi.
Una tecnologia che cerca sempre di più di sviluppare e perfezionare prestazioni non invasive, che sono particolarmente "gradite" ed accettate dai pazienti in quanto non "invadono" il corpo umano ed escludono quindi rischi e complicazioni. Pur se le prestazioni cosiddette "invasive" sono talora insostituibili per ottenere sicuri risultati diagnostici e per procedere alle conseguenti terapie.

Comunque l'area delle prestazioni non invasive si sta sempre più ampliando e vi sono alcune di esse che da un ambito strettamente sperimentale sono passate ad applicazioni pratiche, a livello clinico, con risultati diagnostici sempre più interessanti.

Probabilmente non ci vorrà molto tempo per "soppiantare" talune prestazioni invasive, come, ad esempio, l'esame coronarografico, che è uno dei più importanti nella tematica cardiologica, con la sua sostituzione con prestazioni di diagnostica per immagini, già sperimentate con un qualche successo e che già vengono applicate in cardiologia, seppure ancora in casi limitati.

Vi sono talune "riserve" dei cardiologi su tale tecnologia e sulla efficacia dei risultati, ma si tratta di riserve che prima o poi sono destinate a sparire o ad essere ridimensionate di fronte agli sviluppi della diagnostica per immagini e dei suoi perfezionamenti.

E proprio sul "nuovo fronte" che si sta aprendo, o addirittura si è già aperto, nell' uso della tecnologia in parola nel settore cardiologico, abbiamo voluto intervistare il Prof. Lorenzo Bonomo, ordinario di radiologia all'Università cattolica del Sacro Cuore, primario al Policlinico "Agostino Gemelli" di Roma (l'Ospedale del Papa), Past president della Società italiana di radiologia.

L'innesto di cellule staminali Proprio al "Gemelli" il Prof. Bonomo utilizza già, in certi casi, per la diagnosi di patologie cardiache la "TC spirale", tecnica che permette, grazie alla tridimensionalità dell' apparecchio, con procedura assolutamente non invasiva, di potere studiare anche un organo in movimento, come il cuore.
E si ipotizza che molti soggetti, oggi "candidati" alla coronarografia - dice il Prof. Bonomo - potranno essere esaminati con la "coronaroTC e, in futuro, anche con la "coronaroRM", a risonanza magnetica, previa una accurata valutazione clinica del singolo paziente e della sua malattia.

Bonomo è peraltro prudente sull' uso della tecnologia in parola, pur se precisa, con una certa soddisfazione, che al "Gemelli" vengono già esaminati con la coronaroTC pazienti che ad usuali esami strumentali cardiologici, quali il test da sforzo, l' ecocardiogramma e la scintigrafia miocardica, presentino taluni problemi tali da poter consentire il ricorso ad una TC spirale. Una indicazione che dev' essere concordata tra cardiologo e radiologo e che può risultare utile, ad esempio, nella valutazione dell' attività di controllo sui soggetti operati di by-pass aortocoronarico o su quelli sottoposti ad angioplastica coronarica con Stent.

Il Prof. Bonomo esclude comunque che allo stato attuale la coronaroTC possa "soppiantare" il ricorso, ove necessario, alla coronarografia, in quanto -precisa- i vasi coronarici più piccoli non si visualizzano con la stessa precisione del predetto esame Risultati validi - aggiunge il professore - sono peraltro stati ottenuti in patologia vascolare, laddove la TC o la RM hanno "soppiantato" il ricorso all' arteriografia, esame invasivo.

Occorre anche precisare che il ricorso alla "TC per il cuore" è attualmente praticato, in certi casi, in strutture sanitarie di Roma, Siena, Modena e Milano.

Intanto la nuova tecnologia cardiologica procede nel suo cammino al fine di arrivare ad un risultato diagnostico che consenta di evitare il ricorso alla coronarografia, esame invasivo "temuto" dai cardiopatici, pur se risulta minima l' insorgenza di rischi e di complicazioni nel corso di tale esame. L' uso della diagnostica per immagini in cardiologia suscita sempre dibattiti e speranze con valutazioni e perplessità di vario tipo da parte dei cardiologi, soprattutto per quel che concerne l' attendibilità del risultato diagnostico.

Ma il cammino è intrapreso e vi sono possibilità che nell' arco di qualche anno, od anche meno, la TC o la RM per il cuore riescano ad eliminare o limitare al massimo il ricorso alla "temuta" (dai pazienti) coronarografia.

"Sono tanti anni - afferma il Prof. Pier Luigi Prati, presidente del Centro per la lotta contro l'infarto - che noi cardiologi guardiamo alla TC ed alla RM nella speranza che offrano un modo di vedere le coronarie senza necessità di ricorrere alla diagnostica invasiva.Vi sono prospettive che vivificano le nostre speranze e quelle dei pazienti, ma non è ancora possibile passare dall' uno all' altro metodo diagnostico a causa dell' incompleta visualizzazione dei rami coronarici e quindi bisogna ancora aspettare prima di poter passare ad un normale ed esteso uso clinico della tecnica non invasiva."

Insomma, come auspicano e sperano i professori Bonomo e Prati insieme a tanti altri cardiologi, vi sono molte speranze sul ricorso in avvenire a prestazioni diagnostiche non invasive in cardiologia che possano dare efficaci risultati nella lotta contro le cardiopatie.

A cura di Raffaele Bernardini

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