Abbiamo chiesto al prof. Santini di precisarci in quali casi attualmente sia possibile procedere all'innesto di cellule staminali nel cuore.
R.- A pazienti che devono essere operati per applicazioni di bypass, si esegue un intervento "suppletivo", consistente nell'estrarre il midollo dalla cresta iliaca, "concentrarlo" in modo che ne vengano separate solo le cellule staminali, e poi ridarle al cardiochirurgo, a fine intervento, perché le inietti nella zona infartuata. Si tratta di un intervento semplice, che non provoca problemi al paziente né sul piano del trattamento in quanto dev'essere operato né sul piano della sicurezza in quanto l'intervento si protrae soltanto per una ventina di minuti. Ma soprattutto con la speranza che il tessuto necrotizzato possa riacquistare vitalità.
D.- Fino a quale età si può procedere all'innesto?
R.- In teoria si può procedere nei riguardi di quei pazienti che hanno indicazione per l'intervento cardiochirurgico di bypass e quindi non vi è una età-limite, potendone pertanto beneficiare anche pazienti anziani, perfino di età superiore ai 78 anni.
D.- Si può procedere all' innesto di cellule staminali nel caso di esecuzione di angioplastica secondaria?
R.- Certamente. E' già stato fatto per via endocoronarica (metodica applicata in Germania) ed è stata dimostrata la possibilità che le cellule staminali attecchiscano. Praticamente si possono seguire tre vie: quella chirurgica, che noi abbiamo praticato, quella attraverso le coronarie durante la procedura coronarografica o di angioplastica e quella dall'interno del cuore con un cateterino di tipo elettrofisiologico, che già esiste, per cui senza bisogno di "tagliare" o di fare altro, si va direttamente all'interno (e non dall'esterno, secondo la procedura chirurgica) e s'innestano le cellule staminali dalla parte interna del cuore.
D.- Qual è la prevenzione secondaria alla quale devono attenersi i pazienti ai quali sono state innestate le cellule staminali?
R.- E' quella routinaria usuale, sia per quanto riguarda i controlli strumentali e di laboratorio sia per la terapia farmacologica.I controlli vengono da noi eseguiti sui pazienti a distanza di un mese, tre mesi e sei mesi dall' intervento. Si eseguono normalmente una ecocardiografia, una scintigrafia miocardia, test ergometrici per valutare la funzionalità del cuore.
Per quanto concerne la telecardiologia, è un discorso che va affrontato nell'ambito di un programma sui "sistemi di allarme" che il cardiopatico deve tenere in casa. Il telecardiografo può avere, in tale ambito, una sua validità e semplicità d'uso per il paziente in prevenzione secondaria.
D.- Infine, Prof. Santini, a quando una applicazione estesa dell'innesto di cellule staminali nel cuore?
R.- E' un trattamento che si andrà sicuramente estendendo via via che si potranno avere dati sicuri sulla sua efficacia e sui relativi benefici per i pazienti. Noi al S. Filippo Neri siamo stati i primi in Italia (e forse anche in Europa) ad innestare cellule staminali nell'area cardiaca dopo intervento di bypass aortocoronarico a soggetti colpiti da infarto e, se i risultati ci conforteranno, proseguiremo su questa strada, anche per altre possibili opzioni, come ho già detto.
A cura di Raffaele Bernardini





L'innesto di cellule staminali per rigenerare e quindi "riparare" il cuore di persone colpite da infarto del miocardio sta superando la fase sperimentale per entrare a far parte, per il momento ancora eccezionalmente, delle procedure terapeutiche applicative della cardiologia e della cardiochirurgia.

