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Interviste

Data agg: 23/04/2007
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Carta del Rischio Cardiovascolare

Cellule staminali nel cuore: il nostro commentoIntervista alla Dr.ssa Simona Giampaoli, Ricercatrice e coordinatrice del Progetto Cuore, Istituto Superiore di Sanità-Roma.




Carta del Rischio Cardiovascolare D. - Nell'ambito del Progetto Cuore l'Istituto superiore di sanità ha elaborato, quale "strumento predittivo" in regime di prevenzione primaria, riguardante cioè le persone sane, la Carta del rischio cardiovascolare. Qual è, in concreto, il fine di tale Carta?
R. - L'identificazione delle persone a rischio elevato di malattie cardiovascolari è uno degli obiettivi principali della prevenzione primaria individuale e costituisce la premessa necessaria per l'attivazione di azioni finalizzate alla riduzione dei fattori di rischio modificabili, dal cambiamento dello stile di vita all'intervento farmacologico.

La modalità più appropriata per identificare le persone a rischio di ammalarsi è quella realizzata attraverso la valutazione del rischio globale assoluto. Questa procedura, considerando insieme i valori di più fattori di rischio, permette di stimare la probabilità di andare incontro ad una malattia nel corso degli anni successivi (cinque-dieci anni).

Le Carte del rischio sono classi di rischio globale assoluto calcolate per categorie di fattori di rischio. Si deve tener conto che quando i fattori di rischio considerati aumentano, la rappresentazione del rischio come Carta viene abbandonata e si preferisce utilizzare i "punteggi di rischio" tramite semplici procedure di calcolo informatizzate.

Carta del Rischio Cardiovascolare D. - Risulta che la Carta citata riguarda soggetti in salute fino ai 69 anni di età. Perché questa limitazione di età nell'uso della Carta?
R. - Perché gli studi epidemiologici, che ci permettono di valutare l'incidenza di nuovi eventi di malattia nella popolazione, sia casi fatali che non fatali, si rivolgono a tale fascia di età.

Non abbiamo campioni così numerosi che ci permettono di valutare dopo i 69 anni. Abbiamo già arruolato campioni di popolazione più giovane attraverso i quali potremo aggiungere un quinquennio (70-74 anni) nell'analisi.

L'età è il fattore di rischio più importante, quello che "pesa" di più nella predizione.

Purtroppo sull'età si può fare poco. Il problema che con l'aumento dell'età i fattori di rischio "pesano" di meno (e non è sempre vero; la pressione sistolica, ad esempio, pesa, mentre pesa meno la colesterolemia) è dovuto al fatto che con l'età si ha una selezione. Le persone con elevati fattori di rischio si sono già ammalate o sono già morte, per cui non è più possibile valutare il ruolo "pulito" dei fattori di rischio. Valutare il rischio globale assoluto serve, serve in quanto ci aiuta ad abbassare il rischio attraverso un sano stile di vita ed a fare in modo che tale rischio non aumenti con l'età, visto che l'età è il fattore più importante.

Carta del Rischio Cardiovascolare D. - Pur con tutto il "rispetto" dovuto alle statine nel trattamento terapeutico per ridurre i livelli di colesterolo nel sangue, soprattutto di quello cosiddetto "cattivo" (LDL), mi pare vi sia nel mondo una eccessiva enfatizzazione nell'uso di tali farmaci, che peraltro i pazienti cardiopatici devono assumere "a vita" con la possibilità di subire effetti indesiderati importanti (ad esempio, miopatie).
R. - Nonostante quello che si è portati a pensare, il numero degli eventi nel nostro Paese non è così elevato e pertanto anche in età avanzata la prevenzione è primaria. Il problema è quello di identificare le persone che hanno veramente necessità di terapia farmacologica (che sono relativamente poche, circa il 20 per cento). Sulle altre persone che sono molte, ma proprio perché sono molte producono proporzionalmente meno eventi, ma numericamente più casi, è necessario intervenire con una azione di convincimento.

Mangiare con un po' meno sale, camminare tutti i giorni per almeno 30 minuti, non fumare, fa bene non soltanto al singolo individuo, ma all'intera collettività.

E quindi non è soltanto un problema di statine, bensì di cultura della salute. Abbassare la colesterolemia soltanto con le statine "produce" persone con meno colesterolo nel sangue, ma obese e quindi con sempre maggiore difficoltà a muoversi (negli anziani diventa un problema di disabilità). La salute pubblica è un problema che non riguarda soltanto le patologie cardiovascolari, ma anche malattie sociali, quali il diabete, i tumori, le disabilità, la funzione cognitiva. E dunque le statine non sostituiscono gli effetti benefici del sano stile di vita.

Carta del Rischio CardiovascolareD. - Quale diffusione ha avuto in Italia la Carta del rischio cardiovascolare? E' entrata, o meno, a far parte di qualche programma globale di prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari? Quale "accoglienza" ha ricevuto dalle Regioni e dalle aziende sanitarie? L'ISS ha dei dati al riguardo?
R. - La diffusione della Carta non è ancora iniziata.
Assumerà una importanza a partire dalla pubblicazione della nuova nota 13 del Prontuario farmaceutico, che sostituisce, per la rimborsabilità dei farmaci da parte del servizio sanitario nazionale, la valutazione del rischio con le Carte italiane del Progetto Cuore.

Restano esclusi dalla valutazione con la Carta le persone in prevenzione secondaria, che hanno già subito un evento cardiovascolare, i diabetici, i soggetti con ipercolesterolemia familiare.

A cura di Raffaele Bernardini

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