Prof.ssa Modena, come "sta" la cardiologia italiana, sia sotto l' aspetto scientifico che operativo?

R.- Ritengo che goda di "buona salute". Dal punto di vista scientifico, infatti, l'Italia è tra i primi cinque Paesi al mondo in termini di contributi alle più prestigiose riviste cardiologiche internazionali.
In termini organizzativi, risente purtroppo della ristrettezza di risorse finanziarie, anche se l'impostazione è eccellente.
Il panorama globale della "salute del cuore" è piuttosto complesso. Come è messo il nostro Paese in materia soprattutto di prevenzione, sia primaria che secondaria?

R.- La prevenzione secondaria, che è di competenza ospedaliera, è a livelli ottimali, ma, visto che non dobbiamo più pensare in termini di medicina riparativa, il problema rimane la prevenzione primaria, che è di pertinenza dei medici di medicina generale.
Che cosa pensa delle Carte del rischio cardiovascolare, che -come è noto- riguardano previsioni di andare incontro ad eventi patologici entro un arco di tempo di ben dieci anni? Sono previsioni "oroscopiche" oppure hanno un concreto fondamento scientifico?

R.- Hanno sicuramente una base scientifica, ma, a mio parere, devono servire soprattutto ai medici di medicina generale per "guidare" i loro pazienti nell'ambito del "profilo di rischio" eventualmente rilevato.
A livello organizzativo mi pare vi siano criticità riguardanti i servizi cardiologici di emergenza-urgenza. Per citare un solo, ma rilevante aspetto di criticità, bisognerebbe sapere, ad esempio, quanti sono in Italia i servizi di emodinamica ospedalieri nei quali eseguire angioplastiche primarie 24 ore su 24 su pazienti colpiti da Ima.

R.- Sicuramente bisogna fare un censimento delle strutture e le assicuro che è quello che le due Società scientifiche (SIC ed ANMCO) stanno facendo.
Si rileva una certa difficoltà tra i cardiologi ad accettare la telecardiologia nel monitoraggio soprattutto dei cardiopatici in prevenzione secondaria. Qual è il suo parere al riguardo?

R.- Sono molto favorevole alla telecardiologia, considerata la riduzione dei posti-letto negli ospedali, la riduzione della degenza media e l'aumento dell'aspettativa di vita.
Che cosa pensa dei siti e dei giornali on-line che si occupano della salute del cuore? Sono utili, a suo avviso, le cosiddette "second opinions" in materia sia diagnostica che terapeutica?

R.- Possono essere utili, ma se non sono "in mani giuste" possono fuorviare persone molto sensibili ai temi della cardiologia.
Quali sono i più rilevanti riflessi psicologici delle patologie del cuore sugli individui? Ad esempio, l'aspetto correlato a disfunzioni sessuali, dovute non tanto alla malattia quanto ad effetti collaterali di farmaci da assumere cronicamente (ad esempio, i betabloccanti che possono indurre situazioni di impotenza)?

R.- Personalmente ritengo che la qualità della vita dei pazienti cardiopatici sia estremamente importante e che la disfunzione sessuale rappresenti un aspetto fondamentale, che più che ai farmaci, troppo spesso chiamati in causa, sia ascrivibile proprio al timore, alla paura, e quindi mi piace riferire alcune mie considerazioni dedicate a questa problematica qualche tempo fa. Le titolo come "
Alla ricerca dei motivi del disagio del cardiopatico": " il cuore è ritenuto sede dell'anima. In esso si riconosce il coraggio, l' energia, la forza, la vita, il benessere, la gioia, la giovinezza, la salute stessa.
Un suo malfunzionamento è inevitabilmente associato all'idea di malattia e di morte. Qualsiasi cardiopatia non viene vissuta come una "semplice malattia d'organo", quanto, piuttosto, come malattia della persona in toto, che genera angoscia e paura nei confronti della vita quotidiana. Il cardiopatico subisce un processo di "limitazione" fino alla perdita dell'autostima, legato alla presa di coscienza della propria vulnerabilità. Il tono dell'umore si abbassa, convivono sentimenti di colpa e di abbandono, senso di inutilità e di pochezza riguardo alle proprie capacità psicofisiche.
L'improvvisa limitazione della capacità fisica e la presa di coscienza della caducità della vita umana interferiscono e si ripercuotono negativamente su molti aspetti della vita vissuta, che vanno dall'attività lavorativa alle relazioni sociali, alla vita familiare e quindi anche all'attività sessuale."